Quando una frittata rompe l’algoritmo
Nel marketing contemporaneo esiste un equivoco duro a morire: che il successo sia principalmente una questione di tecnica. Formato corretto. Durata ideale. Hashtag giusti. Timing perfetto.
Tutti elementi necessari, certo. Ma raramente determinanti.
La verità è che il successo nasce molto prima dell’esecuzione. Nasce nella psiche collettiva, in quello spazio invisibile dove desideri, aspettative, memorie culturali e conflitti latenti si incontrano.
È lì che un contenuto smette di essere comunicazione e diventa esperienza.
Questo articolo nasce per raccontare un risultato straordinario, sì. Ma soprattutto per spiegare perché è accaduto
I numeri (che da soli non bastano)
Dopo circa un anno di lavoro di consulenza strategica, MarkThink ha progettato e gestito la comunicazione digitale del Ristorante Ambasciata Fratelli Tamani, ottenendo su una singola pubblicazione, in poco più di 24 ore:
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oltre 21.000 like
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oltre 10.000 nuovi follower (che a due settimane di distanza sono diventati oltre 14.000)
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oltre 2,5 milioni di visualizzazioni (cresciute fino a superare i 3,5 milioni)
Numeri che impressionano. Numeri che certificano un successo.
Ma fermarsi ai numeri sarebbe un errore.
Perché i numeri non raccontano cosa ha funzionato. Raccontano solo che ha funzionato.
E il marketing, quello vero, vive nelle cause. Non negli effetti.
La vera domanda: cosa si nasconde dietro questo successo?
Dal punto di vista psico-analitico, ogni contenuto virale nasce da una frattura. Una rottura delle aspettative.
Quando ciò che vediamo non coincide con ciò che ci aspettiamo, il cervello si attiva. Quando si attiva, resta.
Ed è proprio in quello scarto – sottile ma potentissimo – che si è aperto lo spazio del successo.
La ricetta: una frittata con le cipolle “scarfuiade”
Semplice. Popolare. Tradizionale.
Una ricetta che non appartiene all’alta cucina, ma alla memoria collettiva. Una ricetta che tutti credono di saper fare.
Qui si attiva il primo meccanismo psicologico fondamentale:
quando qualcosa è familiare, le persone abbassano le difese.
Non si sentono giudicate. Non si sentono escluse. Si sentono autorizzate a partecipare.
Ogni passaggio è discutibile. Ogni gesto è interpretabile.
La ricetta non è perfetta. È ripetibile.
E ciò che è ripetibile non genera ammirazione distante, ma identificazione.
Il protagonista: il cuoco stellato
Per chi non lo conosce: un personaggio improbabile. Quasi fuori posto.
Per chi lo conosce: un’icona. I fratelli Tamani sono stati all’apice della cucina degli anni ’80, ’90, fino ai primi anni del 2000.
Qui si attiva un secondo meccanismo, ancora più potente:
- dissonanza cognitiva per chi non se lo aspetta
- nostalgia e autorevolezza per chi lo riconosce
Uno stesso volto. Due letture emotive opposte.
In entrambi i casi, l’effetto è lo stesso: attenzione prolungata.
ll video: troppo bello per essere così semplice
Qualità altissima. Tempi precisi. Ritmi calibrati. Un livello produttivo che non ti aspetti per una frittata con le cipolle. Ed è qui che avviene un altro corto circuito mentale:
“Perché stanno trattando una cosa così semplice come se fosse importante?”
Quando qualcosa di ordinario diventa memorabile.
Fun e haters: la cucina diventa uno stadio
Il contenuto non cercava approvazione. Non chiedeva consenso. Chiedeva reazione.
E la reazione è arrivata. Commenti, ironia, critiche, difese accanite. Vere e proprie tifoserie. Dal punto di vista psico-sociale, questo è il punto di svolta:
il contenuto smette di appartenere al brand e diventa della comunità.
Ed è in quel momento che il contenuto smette di viaggiare da solo.
Il momento della rottura
Nelle prime due ore dalla pubblicazione su Instagram e Facebook, i numeri erano alti. In linea con una media già importante.
Poi è successo qualcosa. Gli utenti hanno rotto la barriera. Hanno condiviso. Hanno commentato. Hanno discusso.
L’algoritmo ha fatto ciò che fa sempre: ha seguito le persone. Perché quando le persone sono appagate – e allo stesso tempo provocate – restano. E quando restano, portano altri con sé.
MarkThink: quattro anni e mezzo dopo
Questo articolo non nasce solo per raccontare un risultato. Nasce per fare un punto.
Quattro anni e mezzo fa nasceva MarkThink. Non come risposta a una domanda di mercato, ma come esigenza personale e professionale: dare al marketing un pensiero, prima ancora che una forma.
In questi anni abbiamo costruito, sbagliato, corretto, ripensato. Abbiamo imparato che crescere non significa fare di più, ma capire meglio. Meglio le persone. Meglio i brand. Meglio noi stessi.
Il risultato ottenuto con il Ristorante Ambasciata Fratelli Tamani rappresenta, oggi, un punto fermo nella nostra storia. Non perché sia il più grande. Ma perché è il più consapevole.
È la dimostrazione che il metodo, quando è sostenuto dal pensiero, dal coraggio e dalla coerenza, produce effetti reali. Effetti misurabili, certo. Ma soprattutto effetti che lasciano traccia.
Questo risultato è il frutto del lavoro di tutte le persone che hanno fatto e fanno parte di MarkThink. Di chi ha contribuito anche solo per un tratto di strada. Di chi ogni giorno sceglie la disciplina, la cura, l’attenzione al dettaglio. Di chi non si accontenta di eseguire, ma pretende di capire.
È anche il frutto della fiducia dei nostri clienti. Di chi ci ha affidato il proprio brand sapendo che non avrebbe ottenuto scorciatoie, ma visione.
E poi ci sono le presenze silenziose. Quelle che hanno inciso nel nostro modo di pensare. Quelle che hanno lasciato un segno, anche se oggi non sono più accanto a noi. Alcune cose, semplicemente, restano.
Questo risultato rimarrà per sempre nella storia di MarkThink. Non come un picco da inseguire. Ma come una soglia superata. Da qui in avanti, nulla sarà più come prima.
#MarkThink – Il marketing pensato per il tuo brand
